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Kenny Wheeler tromba, flicorno e composizione |
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Kenny Wheeler è fra i più versatili solisti della generazione
degli anni ’30 ancora oggi in attività. Non sfigura né nei
contesti bop né tra le più spericolate formazioni d’avanguardia. Wheeler cominciò a suonare nella sua città natale -
St. Catherines - incoraggiato dal padre, trombonista amatoriale. Al
Conservatorio di Toronto Wheeler studia tromba, armonia e composizione
con Rodney Bennett e William Russo. Le sue prime influenze furono le
trombe di Buck Clayton e Roy Elridge e soltanto successivamente si
orientò verso il bebop: in particolare modo ispirandosi alle
figure di Miles Davis e Fats Navarro. Nel 1966 un incontro casuale con il percussionista John Stevens al
Little Theatre Club di Londra dà una svolta alla carriera di
Wheeler. Con grande stupore dei musicisti della sua generazione il
trombettista si cimenta nella musica improvvisata suonando sia con
lo Spontaneous Music Ensemble di Stevens che con il gruppo
di Tony Oxley e diventando immediatamente uno degli esponenti di punta
di tutto il movimento del free jazz inglese di quegli anni:
uno dei momenti più creativi e sperimentali del jazz europeo
degli ultimi 50 anni. Nel 1977 Wheeler registrò Deer Wan con Jan Garbarek,
John Abercrombie, Dave Holland, Jack DeJohnette e Ralph Towner. L’album
fu subito considerato la più completa espressione delle intenzioni
musicali di Wheeler e un critico lo valutò così: "Garbarek
può benissimo essere il partner in prima linea ideale del trombettista...il
loro stile è caratterizzato da una specie di ascetismo; e quando
si esibiscono in tandem l’effetto è raddoppiato”. La registrazione di Double, Double You risale al 1983 ed è stata realizzata con una diversa line-up: Michael Brecker, John Taylor, Dave Holland e Jack DeJohnette. Ancora una volta i critici recensirono entusiasticamente questo lavoro come questo estratto da Fanfare ben testimonia: "Wheeler è uno dei trombettisti più affascinanti. Per questo album si serve del poliedrico sassofonista Michael Brecker per rafforzare ancor più la front-line. John Taylor, Dave Holland e Jack DeJohnette forniscono una potente sezione ritmica, sensuale, raffinata e dotata inoltre di un’incredibile forza individuale ... Ne raccomandiamo vivamente l’ascolto". Nel 1988 effettua una tournée con il suo nuovo quintetto composto da John Abercrombie, John Taylor, Dave Holland e Peter Erskine, e tutti i concerti vennero accolti con entusiasmo sia dalla stampa che dal pubblico. Una stessa accoglienza è riservata anche al tour effettuato nel 1990 subito dopo alle registrazioni di The Widow in the Window e di Music for Large and Small Ensemble, altri due assoluti capolavori a firma del grande trombettista canadese. In particolar modo nel secondo titolo si possono ammirare appieno tutte le straordinarie qualità compositive e l’assoluta originalità di Wheeler quale arrangiatore. A metà degli anni ‘90 Wheeler sfodera un altro capolavoro assoluto: Angel Song. Il lavoro è inciso questa volta con una band unica ed eccezionale che vede al fianco del solista anglo-canadese il chitarrista Bill Frisell, il sassofonista Lee Konitz e il contrabbassista Dave Holland. Il disco, ancora una volta osannato dalla critica, trae la sua forza e la sua novità dal magistrale interplay dei musicisti ed è senz’altro uno dei risultati più originali e inconfondibili dell’arte del trombettista. Numerose infine le incisioni di rilievo uscite dopo il 2000 per diverse
etichette discografiche: Overnight, in trio con John Taylor
al pianoforte e Riccardo Del Fra al contrabbasso per l’etichetta
francese Sketch; Dream Sequence, un disco con diverse formazioni
(dal trio al sestetto) registrato assieme ad alcuni dei musicisti che
collaborano da sempre con il trombettista anglo-canadese: Chris Laurence,
Stan Sulzmann, John Parricelli, Ray Warleigh Estremamente prolifici dal punto di vista discografico sono stati infine gli ultimi due anni del trombettista. Nel giugno 2004, il secondo disco in duo con John Taylor Where do we go from here? è stato accolto con grandissimo favore di pubblico dalla critica internazionale; uguale esito ha poi avuto il disco What now? questa volta in quartetto assieme a John Taylor, Dave Holland e Chris Potter, che è anche stato inserito nelle Nominations per il Grammy. Nel 2007 è poi uscito, It Takes Two un nuovo quartetto con John Abercrombie, John Parricelli e Anders Jormin, ancora una volta salutato in maniera estremamente positiva dalla critica confermando ancora una volta con le nuove musiche presentate la straordinaria freschezza strumentale e compositiva di Wheeler. Nel gennaio 2008 infine è uscito un disco comprendente alcune registrazioni di Wheeler per quartetto d’archi, cui a volte si aggiungono il suono del suo flicorno e il pianoforte di John Taylor: Other People. In particolare la presenza del quartetto per archi mostra appieno la perfetta versatilità compositiva di Wheeler in grado di muoversi con disinvoltura tra un terreno compositivo classico e quello dell’improvvisazione da lui affrontato nel suo più ampio spettro: dall’improvvisazione radicale del free jazz della scena dapprima inglese ed europea a un’improvvisazione legata a un materiale armonico talmente personale da divenire esemplarmente uno stile ben specifico e riconoscibile. Parlando appunto dell’attività compositiva di Wheeler possiamo citare una particolare fioritura di quest’ultima negli anni più recenti. Nel gennaio 2005 Kenny Wheeler ha festeggiato il settantacinquesimo compleanno con una serie di concerti in Inghilterra assieme a Lee Konitz, Dave Holland, ecc. in alcuni dei più importanti teatri inglesi. Nel corso di questa tournée è anche stata presentata la Suite 2005: una vera e propria sinfonia per big band di ampie proporzioni; lavoro eseguito in Italia per la prima volta nel maggio 2006 al Teatro Comunale di Modena. A partire dal gennaio 2005 poi Wheeler ha iniziato ad arrangiare per big band una serie di standard, un progetto che è tuttora in fase di realizzazione: anche se molti di questi brani sono già stati presentati e recentemente registrati con l’ausilio della Colours Jazz Orchestra, una big band italiana, con cui il musicista in questi ultimi anni ha intensamente collaborato. A questi si aggiungono i lavori commissionati da ensemble classici: un Quintetto per ottoni; un quartetto d’archi (recentemente inciso e di prossima pubblicazione); A little piece, un breve movimento per pianoforte, violino e violoncello, un quintetto a fiati, ecc. L’attività di Kenny Wheeler come concertista è estremamente vivace: oltre alla collaborazione in duo con John Taylor; Kenny Wheeler è attualmente alla guida di un quartetto sempre con John Taylor, Chris Laurence e Martin France; un progetto con John Taylor, Diana Torto e il quartetto d’archi Hugo Wolf,, ecc. Molto importanti a livello concertistico sono anche le numerose richieste di partecipazione come solista-compositore in qualità di ospite di alcune delle più importanti big band a livello internazionale in Europa e in America del Nord. Kenny Wheeler è inoltre richiesto per la sua attività didattica in numerosi Conservatori per seminari che si svolgono in tutto il mondo. Per descrivere la sua stessa poetica come solista Wheeler ironicamente
si definisce stilisticamente un musicista “schizofrenico” in
cui due diversi suonatori sembrano continuamente competere per avere
la meglio nei suoi soli. Da una parte c’è il musicista
melanconico e romantico, influenzato da Art Farmer o dal Miles Davis
di Kind of Blue; dall’altra invece c’è un
trombettista molto più libero e spregiudicato e altrettanto
espressivo di un Don Cherry o di un Tomas Stanko. Difficile è dire
chi di questi due Wheeler è stato più importante per
la più giovane generazione di trombettisti. Per concludere, nonostante la severa autocritica e la sua quasi leggendaria avversione al riconoscimento, Kenny Wheeler rimane oggi uno dei trombettisti e dei suonatori di flicorno più ricercati in Europa e nel mondo.
settembre 2008
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